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07 Mar 2025

Otello

Un grande testo con protagonista il demoniaco Iago che, sotto gli occhi degli spettatori, svela un meccanismo teatrale comico e grottesco, feroce e cattivo

Teatro Comunale Catanzaro

Corso Giuseppe Mazzini, 82
Catanzaro, CZ 88100 Italia

Tel 0961 741241

Sito web www.ilcomunalecz.it

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Dettagli evento

7 Marzo 2025 | 21:00 > 23:00

Organizzatore

AMA Calabria
Telefono: 0968 24580
Email: info@amacalabria.org
Sito internet: www.amacalabria.org

OTELLO
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Francesco Niccolini

con Giuseppe Cederna nel ruolo di Jago
e con Giuliana Colzi (Doge, Emilia), Andrea Costagli (Cassio), Dimitri Frosali (Otello), Lucia Socci (Desdemona), Lorenzo Carmagnini (Roderigo), Riccardo Naldini (Brabanzio, Lodovico), Elisa Proietti (Bianca, Montano)

Regia Emanuele Gamba
Costumi Susanna Fabbrini
Luci Samuele Batistoni
Assistente alla regia Alessandra Panzone
Direzione tecnica Lorenzo Galletti

Produzione Arca Azzurra, MiC, Regione Toscana, Comune S. Casciano V.P. in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi


IN BREVE

Nella tragedia di Otello, Iago, straordinario demiurgo della scena, non si accontenta di uno spettacolino da incastrare fra due dialoghi come fa Amleto per smascherare l’assassinio del re suo padre, ma spinge la sfida creativa oltre la mimesi e compie il miracolo, rendendo reale ciò̀ che reale non è. Gigante umanista, Iago conosce l’uomo meglio di tutti, è regista capace di profondissima maieutica e maneggia gli strumenti magici del Teatro con la maestria di un altro Prospero. In questo caso, il Teatro è teatro dei pupi – forse la nostra versione più̀ vera? – ma purtroppo o per fortuna i fili sono recisi, non corrono più̀ verso l’alto e il cielo come quello di Euripide è muto e vuoto, forse abbandonato per sempre.
In assenza di una qualche divinità̀ creatrice – e riparatrice – ci si arrangia da soli con un guardiano portiere, incatenato a un teatro, teatrino, teatrone che a ogni bussata accoglie una compagnia e una storia nuova, una fabula da recitare, illuminare e cantare. Circondato da fondali di finte venezie, quinte di finti palazzi, tramogge di finte nevicate, Iago – per amore di Desdemona o per amore del Teatro chissà̀ – allestisce un labirinto, quello della mente del Moro in cui finte parole accendono passioni vere, che portano dritte a epiloghi di morte; e ancora una volta vince la parola, il verbo, il logos, che squarciano il cielo come tuoni, fulmini e saette che traversano la scena inseguendosi vorticosi nel vento…

 

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